Mario, classe 1990, è un autore e regista con base a Milano, attivo tra musica, cinema e pubblicità.
È regista del documentario Sotto la luna, distribuito in sala a dicembre 2029, che racconta l’ascesa dell’enigmatico cantautore e produttore indipendente Levante Nero, seguendolo nella creazione del suo album “Eclissi Urbana” e nel tour europeo che ne ha consacrato il successo.
I suoi cortometraggi sono stati presentati in festival internazionali qualificanti per i Global Film Awards e ha diretto campagne globali per brand come Novara Motors e Altair Watches. Il suo stile unisce realismo e un linguaggio visivo raffinato, radicato nel cinema del reale e nella comunicazione pubblicitaria.











Sono partito pensando di raccontare il Nepal. Dopo poche ore ho capito che il Nepal avrebbe raccontato me.
Il primo imprevisto è arrivato subito: pioggia, strade interrotte e un programma che ha smesso di esistere già dal secondo giorno. Andrea, il secondo operatore, mi ha guardato e ha detto: “Ok, allora giriamo davvero”. Aveva ragione lui. Da quel momento abbiamo smesso di cercare le scene e abbiamo iniziato a seguirle.
Camminavamo molto. A volte in silenzio, a volte discutendo su dove mettere il microfono mentre il sentiero spariva sotto i piedi. Andrea aveva sempre una soluzione pratica, io continuavo a chiedermi se quella fosse già una scena o solo un momento da vivere. Spesso erano entrambe le cose.
Una sera siamo rimasti bloccati in un villaggio più a lungo del previsto. Niente elettricità, batteria quasi finita, freddo. Andrea ha tirato fuori una torcia, io ho acceso la camera. Qualcuno ha iniziato a cucinare, qualcun altro a raccontare. È diventata una delle sequenze più forti del film, senza che ce ne rendessimo conto.
Il gruppo ha fatto la differenza. Le decisioni erano sempre collettive, gli imprevisti pure. Quando qualcuno era stanco, lo eravamo tutti. Quando qualcosa funzionava, funzionava per tutti. Il viaggio non era lo sfondo del documentario: era il documentario.
Tornando indietro, avevo ore di girato, scarponi distrutti e la sensazione chiara che quel film non avrei potuto scriverlo prima. È nato lì, tra una salita imprevista e una battuta di Andrea mentre cercavamo di proteggere la camera dalla pioggia.
Ed è giusto così.
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